La sostenibilità è un hobby?

Non molto tempo fa ho letto che per parlare di sostenibilità bisogna essere degli specialisti, scienziati e studiosi vanno per la maggiore, oppure degli attivisti perché solo sul campo impari cosa significa lottare per il cambiamento, tutti gli altri sono hobbisti e devono stare molto attenti a ciò che dicono. Se fai parte di una delle prime due categorie puoi aspirare alla definizione di green influencer sui social media, se fai parte della terza non ti azzardare. Questo concetto veniva da una green influencer, riconosciuta tale dalla community, quindi sticazzi. 

Io rientro nell'ultima categoria non avendo a curriculum studi di stampo scientifico/economico a tema ambientale e non essendo un'attivista, non ho costituito una onlus, non ho nemmeno aperto un negozio di prodotti eco e sfusi (cosa che mi sarebbe tanto piaciuta!) e non faccio sit-in dai tempi delle superiori (parliamo degli anni '90). Dico dunque con una certa sicurezza di non poter ambire ad essere una green influencer a detta di chi ne sa.

A te piacciono le categorizzazioni? A me non tanto, e mi piacciono ancora meno le prediche dal pulpito. Instagram è un luogo aperto a chiunque che permette di arrivare in astratto al mondo intero, ha dunque delle enormi potenzialità quando si tratta di far passare un messaggio. Chi ha un profilo IG attivo passa i messaggi più disparati: foto bellissime corredate di citazione famosa, rolex e champagne, case da sogno hygge style, prodotti per la beauty routine, ricette, informazioni, diy e tanto altro. Io ho scelto di comunicare me stessa sottolineando la mia ironia, ma anche di mostrare un percorso personale di riduzione dell'impatto ambientale con tutti i limiti del caso.

Ammetto con estrema sincerità che in un anno di permanenza su instagram sono inciampata in alcuni clichés come ad esempio quello di voler rendere il mio feed armonico attraverso griglie e colori, o quello per cui stavo attenta alla "giornata internazionale di..." quando si trattava di ambiente per non essere da meno rispetto alla community green, o ancora quello per cui mi sentivo in difetto per aver mancato un argomento al quale sì avevo pensato ma che era già stato trattato da altre decine di persone. Ecco questa è la parte di Instagram che non mi piace, quel moto perpetuo all'omologazione che esiste e anche se non lo pianifichi ti può attrarre a sé.

Questo succede perché il solo fatto di trattare un tema che raccoglie una community ben definita ci categorizza e volenti o nolenti dobbiamo imparare a starci dentro. Non è mica facile, dall'interno quelle linee guida non scritte le riconosci e per essere più "credibile" ti ritrovi bene o male a seguirle. 

Io mi sono accorta però di preferire le singole persone alla totalità della community, ho deciso di investire sul sottoinsieme (hai presente Eulero Venn?). Ognuno di noi si costruisce la propria community, che non dovrebbe essere tutta a tema secondo me, perché nella vita reale non viaggiamo per compartimenti stagni e allora perché farlo su un social? 

Io penso che sia per soddisfare il proprio ego che viene coccolato e lusingato dal numero di followers, più quel numero cresce e più ci sentiamo realizzati e capaci. Quante volte avete sentito la frase "a me non interessano i numeri ma..."? Faccio il mio esempio personale: quando ho pensato di sistemare il feed l'ho fatto perché una social media manager mi aveva detto "non si capisce di cosa tratti", che affronto! Io che mi impegnavo così tanto ero stata liquidata con poche parole che avevano messo in moto tutte le mie insicurezze. E allora ci ho provato, è stato faticoso, poco spontaneo (sebbene mi impegnassi nei contenuti allo stesso modo) tanto che dopo qualche mese, rinsavendo a mio parere, ho abbandonato la pratica. Per chi lo stavo facendo? Non certo per me. 

Tutto questo spiegone per dire che mantenere la propria identità su instagram quando si fa parte di una macro community tematica non è così facile come viene raccontato, ma si può fare, e si dovrebbe aggiungo io, ma la cosa più importante è saper riconoscere chi si mostra per quello che non è. 

Ed ecco che torno (finally!) sul tema da cui sono partita: influencer vs hobbisti. Se hai tanti followers sei influencer, in automatico, non importa che derivino da shout out violenti e ripetuti con altri profili a tema, che provengano dal gifted meglio piazzato nella storia dei gifted o peggio che non siano reali perché acquistati a blocchi, scambiati o frutto di follow/unfollow selvaggio. Non importa: tanti followers conferiscono credibilità e ne attirano di nuovi a scatola chiusa. Se poi hai dalla tua qualche corso di studi o impegno sociale/ambientale è fatta, puoi dire quello che vuoi che nessuno di quelli che vuole "esserci" (nella macro community) ti metterà in dubbio. 

Poi succede che chi ha tanta credibilità decreta che non puoi essere un green influencer col tuo piccolo profilo di pensieri e parole a tema. Non hai le basi, né la preparazione! Non è molto inclusivo o empatico vero? Non è la definizione il punto, chissenefrega del titolo, ma il concetto che se non rientri in certi parametri il tuo impegno social non è degno di nota, non è valore, non influisce. 

Mi ci voleva proprio questo spazio in più, un discorso simile nel cuore del social sarebbe stato accolto come una polemica. Non lo è, è un altro punto di vista. È la rivendicazione dell'impegno profuso nell'informarsi, nel produrre contenuti, nel metterci la faccia di quelli come me che hanno un profilo a tema e ci credono, indipendentemente dai riconoscimenti. 

Senza essere una green influencer so che ho la possibilità (e le capacità) di veicolare il messaggio che ognuno di noi può fare molto nel suo quotidiano, io ho imparato molte cose su instagram, e mi piace condividerle perché arrivino a qualche persona in più. Quando una ex collega mi ha scritto che mi segue sempre e grazie ai miei post ha combattuto la sua pigrizia per provare i detergenti solidi, io mi sono data una bella pacca sulla spalla! 

Il mio obiettivo è arrivare a chi non pensa ci siano alternative, questo è impossibile da raggiungere finché ci si rimbalzano tag e like tra i soliti noti, perché iperseguiti e magari (alcuni) definiti influencer. (Ma poi 'sti sedicenti green influencer fatturano? Perché in quel caso sarebbe tutta un' altra questione) 




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