Ferie? Dipende dai punti di vista.
È un sabato di metà luglio, il cielo è coperto e l'afa uccide chiunque tranne le zanzare.
Venerdì scorso sono uscita garrula dall'ufficio piena di aspettative per la settimana di ferie che mi si prospettava davanti. Un'energia inconsueta che non provavo dai tempi delle vacanze estive scolastiche.
Ma io soffro di disturbo d'ansia e quale momento migliore per intraprendere quella lotta estenuante e quotidiana finalizzata alla sopravvivenza psicofisica se non le ferie?
Non mi ero PRE-occupata, avevo ingenuamente pensato che avrei potuto mantenere l'equilibrio dei giorni lavorativi col vantaggio del riposo e dello svago.
NO. Da sabato mattina sono entrata nell'occhio del ciclone ansia con tutte le scarpe, avevo impegni programmati che ho rispettato nonostante il malessere (ecco cosa intendo per lotta), mi sono sentita sola e non capita, ho ceduto alla rabbia, al pianto, alla nausea ma sono andata avanti mentre con frustrazione infinita vedevo scorrere i miei giorni liberi tanto attesi. Finalmente giovedì - GIOVEDÌ! - il fisico ha dato segnali di miglioramento, ho fatto il mio primo giorno di mare, beh 3 ore per l'esattezza, sono stata bene ma poi a casa il ripetersi di meccanismi destabilizzanti, gli imprevisti inimmaginabili con la ristrutturazione della casa che avrei dovuto abitare 2 mesi fa, i nervosismi mi hanno ributtata nello stesso stato di malessere da cui ero fuggita per poche ore.
"Su coraggio!"
"Devi affrontare le tue ansie e paure!"
"Sei in ferie di cosa ti preoccupi!"
Breve e incompleto campionario di frasi per così dire motivazionali che giungono dall'esterno, ma anche dall'interno di rimando, perché chi ha l'ansia se ne fa una colpa.
E così sono arrivata a sabato pomeriggio, nella testa mi pesano pensieri sparsi legati alla scelta di frigorifero, plafoniere bagni e antibagno, letti e materassi... e ancora quei mobili vecchi, gli specchi, il tavolo che avrei voluto scartavetrare e sistemare ma quando?
Sono pallida come 7 giorni fa, io che abbronzata divento color noce, per rendere l'idea, le mestruazioni sarebbero dovute arrivare ieri e sento tutto il disagio umorale che portano con sé.
Tiro le somme: ho passato delle ferie degne di questo nome? No, ma era comprensibile data la settimana carica di impegni. Riformulo: ho passato delle ferie accettabili? Purtroppo no. Sono ancora stanca, forse di più di quanto non lo fossi in partenza, ho l'umore sotto i piedi e penso che non dovrei lamentarmi.
I beninformati (quelli che non sanno minimamente cosa significhi soffrire di ansia n.d.r.) avevano la soluzione, scema io a non dar loro ascolto, in pratica basta NON PENSARCI, essere padrona delle tue emozioni, andare e divertirsi, che razza di ferie fai sennò? Già. Mi dicono dalla regia che Grazia e Graziella sono arrivate, attendo la terza sorella per dare un senso a quelle parole.
Ho confermato che soffrendo come una bestia e combattendo con il mio corpo posso fare tutto ciò che devo, e infatti il circo di due incontri extrascolastici, giri deludenti presso mobilifici e negozi di arredamento, appuntamento uffici pubblici è andato in scena senza intoppi apparenti, che io morissi dentro non fa testo. Nel calderone metto anche le cose piacevoli che però su una base di malessere diventano faticose, e mi fa molta rabbia non avere il privilegio di godermi determinati momenti.
Attualmente vorrei dormire un paio di giorni interi senza sentire volare una mosca ma non è possibile, quindi arranco, consapevole che domani sarà peggio perché nessuno è esente dal disagio post ferie e pre ritorno al lavoro, figuriamoci io!
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